La leucemia mieloide acuta è una delle tante forme di leucemia che conosciamo e ogni anno colpisce 3-4 persone ogni 100.000. E’ una malattia del sangue, ma spesso coinvolge anche altri organi o apparati definendosi come malattia extra midollare. Il sangue è formato da una parte liquida, detta plasma e da una parte corpuscolata in cui si riconoscono fondamentalmente tre tipi di cellule: i globuli rossi (4.5-5.5 milioni per mm cubico), i globuli bianchi (4.000-10.000 per mm cubico) e le piastrine (150.000-450.000 per mm cubico). Ognuna di queste cellule svolge funzioni particolari, i rossi nel trasportare nutrienti e ossigeno alle cellule, i bianchi sono la base del nostro sistema immunitario e ci difendono da virus, batteri e malattie fungine, mentre le piastrine servono per la coagulazione del sangue. Queste cellule vengono prodotte per tutta la durata della vita nel midollo osseo che si trova nelle ossa lunghe tipo femore e nelle ossa piatte come il bacino. Nulla a che vedere con il midollo spinale che invece si trova nella colonna vertebrale.

Nel midollo osseo troviamo all’apice della catena le cellule staminali o totipotenti che, attraverso tutta una serie di trasformazioni, danno origine alle cellule della serie mieloide (rossi, alcuni tipi di bianchi e piastrine) e cellule della serie linfoide (linfociti). Queste cellule sono cellule mature e competenti, cioè in grado di svolgere le funzioni per cui sono state create.

Ma cosa succede quando questo processo si interrompe? La maturazione non arriva a termine e nel sangue vengono riversate cellule immature che non sono in grado di svolgere regolarmente le loro funzioni. Il quadro classico della leucemia si basa proprio su questa mancanza; le persone presenteranno anemia per carenza di globuli rossi, maggiore suscettibilità alle infezioni per carenza di bianchi e rischio emorragico per carenza di piastrine.

In realtà, il quadro sintomatologico è molto vario come si può vedere nella foto qui di fianco. Nella LMA sono spesso presenti anomalie cromosomiche acquisite che interferiscono con il normale processo di regolazione e differenziazione cellulare. Alcune di queste hanno un significato prognostico particolarmente sfavorevole sul decorso della malattia e sulla prognosi di vita. La terapia della LMA si basa essenzialmente sull’uso dei chemioterapici attraverso tre fasi.

La prima, definita induzione della remissione, vede l’uso dei chemioterapici in modo massivo, per tentare di ottenere la distruzione delle cellule leucemiche nel midollo il prima possibile, nel tentativo di ripristinare una minima funzione midollare normale. La seconda, definita fase di consolidamento, utilizza altri chemioterapici, che hanno lo scopo di colpire quelle cellule leucemiche che non abbiano risposto alla fase uno. Infine, la terza fase è quella del mantenimento della remissione e dura anni.

Durante tutta la durata della terapia, viene impiegata una terapia di supporto che ha il compito di correggere la mancanza di cellule midollari mature: sacche di sangue per l’anemia, antifungini, antibiotici, antivirali per le infezioni e sacche di piastrine per il rischio emorragico.
Sono disponibili anche farmaci per via iniettiva che hanno il compito di stimolare la proliferazione delle cellule sane. Purtroppo, dal 20 al 40% delle persone che si ammalano di LMA presentano una chemio-resistenza, cioè non rispondono o rispondono solo parzialmente ai chemioterapici e questo dipende proprio dalle modificazioni cromosomiche presenti. Per fortuna, la ricerca sta facendo passi da gigante nell’ individuare nuovi farmaci (anticorpi monoclonali, farmaci a bersaglio molecolare) più mirati e in grado di contrastare la malattia. Sicuramente da anni si è stabilito che una delle armi migliori nella lotta alla leucemia è il trapianto di midollo osseo, l’unica procedura effettivamente in grado di consolidare gli effetti della terapia di mantenimento.

Cosa si intende per trapianto di midollo?
Si intende la sostituzione di un midollo malato con un midollo sano. Le cellule staminali possono derivare da un donatore compatibile o, in casi selezioni e in assenza di donatore compatibile, dallo stesso paziente Le staminali nel 20% dei casi vengono prelevate direttamente dal midollo osseo della cresta iliaca e nell’80% dei casi da sangue periferico.

Prelievo da midollo osseo

Il prelievo avviene in anestesia generale (altrimenti è una procedura dolorosa), vengono prelevati 700-1000 cc, la procedura dura circa un’ora e segue ospedalizzazione di una giornata. Non è assolutamente pericolosa per il paziente.

Prelievo da sangue periferico

Il sangue periferico contiene poche cellule staminali, per cui nei giorni precedenti il donatore riceve due punture intramuscolo al giorno di farmaci che si definiscono “Fattori di crescita” e che hanno il compito di stimolare la proliferazione di quelle cellule midollari e arricchire il numero di quelle presenti nel flusso sanguigno. Poi si sottoporrà ad una seduta simile a quella per la donazione del sangue; il suo sangue passerà attraverso una macchina separatrice che isolerà le staminali, mentre tutto il resto del sangue verrà reinfuso nel braccio opposto. La procedura non è soggetta ad alcun tipo di anestesia e dura 3-4 ore. In genere i donatori possono lamentare nelle 48 ore successive dolori muscolari o debolezza, sintomi più che altro legati alle punture fatte per stimolare la produzione delle staminali. Il trapianto può essere eseguito solo in soggetti leucemici che raggiungono una quantità di cellule leucemiche nel midollo inferiore al 5% (anche se oggi in alcuni centri si effettua con valori superiori); il midollo trapiantato ha infatti il compito di colonizzare il midollo del ricevente e far ripartire la produzione di cellule normali.